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News
24 novembre 2009
L’Ultima Cena del Sacro Monte di Varallo in mostra a Firenze
Nove pezzi della tavola imbandita della cappella dell’Ultima Cena del Sacro Monte di Varallo verranno esposti a Firenze nell’ambito della mostra “Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo”.
Nove pezzi della tavola imbandita della cappella dell’Ultima Cena del Sacro Monte di Varallo verranno esposti a Firenze a Palazzo Strozzi nella mostra intitolata “Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo”, aperta dal 16 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010.
La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo ha tenuto i contatti con gli organizzatori e preso gli accordi per il prestito delle opere, d’intesa con il Comune di Varallo, proprietario del complesso, e seguirà le operazioni di imballo, trasporto e allestimento delle opere in mostra.

Non è la prima volta che la ricca tavola dell’Ultima Cena è oggetto di studio e viene richiesta per importanti esposizioni. Nel 1973 alcune “vivande” comparvero nella mostra su “Il Seicento Lombardo” tenutasi a Palazzo Reale a Milano. Poi fu la volta della mostra sulla “Natura morta lombarda” nel 1999 e di quella su Tanzio da Varallo, l’anno successivo, sempre nella prestigiosa sede del capoluogo lombardo.
Questa volta l’Ultima Cena del Sacro Monte di Varallo uscirà dal contesto culturale che le è più vicino. Viaggerà per andare non più in Lombardia, ma a Firenze, in un’esposizione che analizza un tema affascinante, oggetto già di una importante mostra tenutasi a Washington nel 2002-2003, quello del “trompe-l’oeil”, cioè della sfida tra l’arte e la natura, dell’arte che imita gli oggetti reali e la natura a tal punto da ingannare lo spettatore.
Si partirà dal mondo greco-romano. Plinio il Vecchio (I secolo dopo Cristo), nella Naturalis Historia racconta, infatti, numerosi aneddoti sulla capacità degli artisti antichi (ad esempio il grande Apelle) di dipingere in modo così vero, ad esempio gli animali, da ingannare gli animali stessi.

Seguendo questo filo conduttore la mostra di Firenze si articolerà in tre sezioni: pittura, architettura e scultura, ed esporrà dipinti, miniature, tarsie lignee, disegni architettonici e sculture attraversando momenti e culture differenti, dall’antichità greco-romana alla cultura fiamminga, al rinascimento italiano, all’arte barocca europea, sino all’arte contemporanea. La sezione sulla pittura rifletterà sui diversi aspetti della sfida tra il vero e la imitazione del vero, resa stimolante dai limiti bidimensionali della pittura stessa, che ora finge oggetti naturali (pensiamo alla grande fortuna delle nature morte di fiori, frutta, selvaggina, ecc.), ora finge ed imita le altre tecniche artistiche, come la scultura (si pensi alle sculture dipinte sui muri della cappella n. 27 da Tanzio da Varallo), l’architettura, e i materiali più svariati.

Compariranno nell’allestimento anche oggetti inconsueti, come le sculture in ceroplastica, la tecnica utilizzata per le maschere mortuarie per ricordare le fattezze dei defunti quando non esistevano ancora le fotografie, e, successivamente, per riprodurre particolari del corpo umano per lo studio dell’anatomia.
In questo contesto le vivande dell’Ultima Cena del Sacro Monte di Varallo, scalate fra l’inizio del Cinquecento e la fine del Settecento (le forme di pane, i piatti con la frutta di Giovanni d’Enrico, il gambero e le trote) testimonieranno la volontà degli artisti attivi al Sacro Monte di raffigurare cibi che apparissero il più possibile veri e credibili, fissati, quasi in un’istantanea di vita vera, sulla mensa nel momento in cui Gesù sta rivelando agli apostoli il tradimento imminente da parte di uno di loro.


Nella foto: Sacro Monte di Varallo, Cappella XX: L’Ultima Cena.
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(n.14 del 02/04/2009)

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