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News
05 luglio 2009
Parrucche e parrucchieri per le statue del Sacro Monte di Varallo
La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo ha ripercorso la lunga storia delle capigliature delle statue del Sacro Monte, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Non è uno scherzo. A fine Ottocento furono chiamati dei parrucchieri esperti nell’acconciare gli attori di teatro, per rinnovare le parrucche e le barbe delle statue delle cappelle del Sacro Monte di Varallo. I capelli sporchi o radi davano l’impressione di trascuratezza. Occorreva ridare alle statue l’antico decoro, anche portandole dal parrucchiere, o meglio, facendo venire a casa il parrucchiere, come si faceva una volta.
I capelli “naturali” delle statue sono un elemento distintivo del Sacro Monte di Varallo. Al Sacro Monte di Orta le chiome sono modellate in terracotta.
Ma nella lunga storia del Sacro Monte di Varallo non è sempre stato così. Le prime statue erano in legno colorato ed avevano capigliature scolpite. Poco più tardi, all’inizio del Cinquecento, le sculture in legno furono sostituite dai manichini vestiti con tele gessate (come le statue dell’Ultima Cena) che portavano capelli veri. La scelta di imitare il più possibile le figure umane condusse a questa singolare finzione. Una soluzione adottata anche da Gaudenzio Ferrari che oltre a dare alle sue immagini movenze ed espressioni il più possibile naturali, le completava con barbe e capelli veri. Col diffondersi di questa moda, già nel XVI secolo apparvero innaturali e rozze le sculture più antiche, le cui capigliature scolpite vennero così coperte da parrucche, come la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo ha constatato in occasione del restauro del Cristo morto nel Sepolcro.
La situazione si capovolse in un certo senso nell’Ottocento, un periodo in cui il diffondersi di un gusto che privilegiava l’arte classica (pensiamo ai marmi candidi di Canova), fece giudicare le statue del Sacro Monte il prodotto di un’arte popolare o minore. Così il direttore della National Gallery di Londra, Charles Eastlake, sulla metà di quel secolo classificò il Sacro Monte di Varallo come un’assurda esibizione di statue vestite simili per stile a quelle del Museo delle cere di Londra, ma di qualità inferiore. Non è forse un caso che alcuni interventi di restauro ottocenteschi abbiano cercato di nobilitare le statue rimuovendo chiome e parrucche per modellarvi nuovi capelli in gesso. Questo pregiudizio artistico ha continuato ad influire negativamente sulla fortuna del Sacro Monte fino all’inizio del Novecento.

Conservare i capelli in ordine e puliti è sempre stato un problema. I documenti antichi dell’archivio del Sacro Monte ci riportano un gran discutere su come conservarli o rinnovarli. Le chiome con il tempo si impoverivano e sporcavano, e generalmente venivano sostituite.
Un documento di inizio Novecento racconta di un massiccio acquisto di crine animale, nero, grigio e rosso da utilizzarsi per rinnovare barbe e capelli da parte del direttore artistico Pietro Galloni, da una ditta che lo produceva per i materassi. Era assolutamente sterilizzato, garantiva la ditta. Ma già in quegli anni si cominciava a discutere della necessità di conservare alle statue l’aspetto (e quindi anche l’acconciatura) antichi.
L’ultimo grande rinnovo di barbe e capelli risale ai restauri di fine anni Sessanta del Novecento. Cristo e gli apostoli dell’Ultima Cena sono stati dotati di parrucche all’ultima moda, che si portano stampata su la data di quel restauro, condizionata dal gusto di allora. Intervenendo sulle statue restaurate in quegli anni (ad esempio le sculture della cappella dei Magi), oggi la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo si trova a ragionare su altre possibili soluzioni per cercare di riproporle il più possibile vicine a come le vedeva il visitatore di allora e a come l’artista le aveva realizzate, a quello che oggi chiamiamo “lo sguardo d’epoca”. Un aiuto può venirci da antichi disegni e da fotografie storiche che ci riportano indietro nel tempo.
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(n.14 del 02/04/2009)

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