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News
07 marzo 2009
Segreti tecnici al Sacro Monte di Varallo
La Riserva Naturale del Sacro Monte di Varallo, in collaborazione con il Politecnico di Torino, sta conducendo una ricerca finalizzata a conoscere tecniche e materiali costruttvi propri del Sacro Monte.

La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo ha in corso una collaborazione con il Politecnico di Torino, Facoltà di Ingegneria e di Architettura, finalizzata a conoscere tecniche e materiali costruttivi propri del Sacro Monte, a studiarne le caratteristiche, il comportamento e a cercare, ove giovasse per la conservazione del patrimonio, di riprodurli.

Questo studio è partito per la necessità di conoscere la composizione e le caratteristiche dell’intonaco esterno del complesso del Calvario, in vista del suo restauro. Allora avevano cooperato con la Riserva docenti e ricercatori del Dipartimento di Scienza dei Materiali e Ingegneria Chimica, del Dipartimento di Ingegneria del Territorio, dell’Ambiente e delle Geotecnologie, e del Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi edili e Territoriali, ed il risultato della ricerca comune era servito per guidare le scelte di restauro.

Oggi la cooperazione sta per riprendere con obiettivi più ambiziosi e meno circoscritti: scoprire se esistono trucchi tecnici, tecniche di cantiere tramandatesi nei secoli messe a punto per garantire un’ottimale conservazione del patrimonio, in una situazione ambientale come quella del Sacro Monte. E verificare se è possibile ricostruire queste tecniche e replicarle nel corso degli interventi di restauro.
La lotta fra i gestori del Sacro Monte (una volta i vescovi e la fabbriceria, oggi la Riserva regionale) e le condizioni ambientali con cui interagiscono le cappelle (contrassegnate da un’elevata umidità) dura da secoli. Anche nel Seicento i vescovi venuti al Monte in visita pastorale constatavano i segni del degrado dovuto all’azione dell’umidità, alla pioggia battente, all’infiltrazione di acqua nelle murature. Perciò indicavano soluzioni ed espedienti per proteggere le pareti e le opere d’arte conservate all’interno delle cappelle.
Il vescovo Bascapè (1593-1615) ordinava di proteggere con delle contromurature le pareti affrescate poste a nord, attaccate dalla pioggia battente. Chiedeva di costruire delle intercapedini per isolare le cappelle parzialmente interrate dal terreno circostante. Non sarà certo un caso se diverse cappelle del Sacro Monte di Varallo presentano proprio sulle pareti esposte a nord un intonaco storico con una grana sottilissima, quasi impermeabile, un intonaco compatto, liscio e privo di porosità, quasi come il marmo. Una specie di mastice durissimo che aveva la capacità di proteggere le murature dall’umidità. Un intonaco di questo tipo, come ricordava il Rettore del Sacro Monte all’inizio del Novecento, proteggeva sino a qualche decennio prima anche la parete del Palazzo di Pilato sopra la galleria che affaccia su piazza dei Tribunali. Purtroppo, il nuovo intonaco steso a fine Ottocento e decorato con motivi architettonici dipinti (una facciata con finestre e un’arcata) non aveva più queste caratteristiche, era poroso e a grana grossa, molto più carente nella funzione di proteggere la parete interna della cappella dell’Ecce Homo, con i dipinti del Morazzone, e assorbiva invece la pioggia e l’umidità che interessavano la parete, esposta a nord.

Che vi fossero ricette locali, tecnologie messe a punto e affinate proprio per difendere le murature (e gli affreschi interni) da condizioni ambientali di elevato “stress” lo confermano anche i documenti d’archivio che hanno rivelato come nel pieno Ottocento, per rifare l’intonaco su alcune pareti, si fosse impiegata una malta con calce di Maggiora, ferro, caolino ed altre sostanze che la rendevano quasi una calce “idraulica” altamente resistente all’umidità.
La ricerca condotta dalla Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo, quindi, è finalizzata anche al recupero dei trucchi di un’epoca in cui capacità tecniche secolari, studiate per uno specifico luogo, potevano proteggere un patrimonio di grande importanza economica oltre che artistica, come il Sacro Monte, forse meglio di oggi che usiamo prodotti universali e globalizzati.
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(n.14 del 02/04/2009)

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