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News
10 febbraio 2009
È stata restaurata la statua in legno raffigurante Cristo morto, posta all’interno del Sepolcro del Sacro Monte di Varallo
La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo ha ultimato il restauro della statua lignea raffigurante Cristo morto, posta all’interno del Sepolcro.
La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo ha recentemente ultimato il restauro della statua in legno raffigurante Cristo morto, posta all’interno del Sepolcro.
Sulla porta del ‘Sepolcro’, che è la più antica cappella del Sacro Monte di Varallo, ultimata nel 1491, un’iscrizione ricorda il nobile mecenate varallese Milano Scarognino, che ne finanziò la costruzione, e il padre francescano Bernardino Caimi, ideatore del più ampio progetto in cui la cappella si inserisce. Ma la scritta, in latino, ricorda soprattutto il fine del progetto: riprodurre i luoghi sacri per consentire di vedere Gerusalemme a chi non poteva viaggiare.

La prima guida del complesso religioso, stampata a Milano nel 1514, sottolinea la somiglianza del Sepolcro di Varallo (così era chiamato inizialmente l’intero Sacro Monte) al luogo corrispondente di Gerusalemme e descrive già più di venti cappelle costruite. Il pellegrino devoto, entrando al loro interno, poteva vivere l’esperienza spirituale della visita ai luoghi e poteva anche accostare, fino quasi a poterli toccare, i protagonisti della storia di Cristo, che vi erano riprodotti all’interno con pitture e statue di legno policromo.
Sappiamo con certezza che in questo primo Sacro Monte erano presenti delle immagini almeno dal 1498, quando donna Agnese Botta, arrivata inferma su di una lettiga, fu miracolata pregando davanti all’immagine della Madonna posta nel sacello dell’Assunzione (si tratta probabilmente della statua in legno ancora oggi conservata nello scurolo della basilica).
Una di queste prime immagini è certamente il Cristo morto del Sepolcro, recentemente restaurato. La statua è dal tardo Cinquecento attribuita a Gaudenzio Ferrari.

Il restauro, opera di Fermo De Dominici con la direzione lavori del direttore della Riserva del Sacro Monte e di Massimiliano Caldera per la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte, ci ha restituito una scultura con caratteristiche molto diverse da quelle che eravamo abituati a ricordare. Il Cristo che conoscevamo aveva un aspetto quasi neorealistico, con spessi grumi di sangue rosso acceso sul volto e una lunga capigliatura scura con capelli simili ai capelli veri, in crine vegetale, a coprire l’originaria chioma scura e lunga, scolpita nel legno. Capelli e sangue e incarnato a forti contrasti di colore le conferivano un aspetto di accentuata drammaticità; quest’immagine ha lasciato il posto ad una figura più arcaica. La statua era stata infatti ridipinta numerose volte nei secoli, dopo un antico incidente: un’ustione che aveva bruciato in parte il colore originario. La bruciatura era dovuta all’uso, in passato, di fiaccole per illuminare il vano del Sepolcro che, prima della costruzione dell’annesso oratorio (nel primo Settecento), era buio e angusto. Le visite pastorali, cioè quelle visite in cui il vescovo controllava la situazione della diocesi e dei luoghi di culto, che venivano minutamente registrate dal segretario del vescovo, ricordano il denso fumo che si respirava nella cappella, tanto che il vescovo Bascapè raccomandò nel primo Seicento di aprire uno sfiato che permettesse al fumo di fuoriuscire, e di usare fiaccole alimentate solo con olio di oliva.

In occasione del restauro sono stati rimossi, in accordo con il Rettore del Sacro Monte, capigliatura e barba “naturali”, sovrapposte a quelle intagliate nel legno. E’ stato inoltre riportato alla luce il primo strato di ridipinture, cinquecentesco. Per conservare a lungo la statua, seguendo le indicazioni della Soprintendenza, si è “climatizzata” la teca che la contiene, per controllare le oscillazioni di umidità.
La scultura ha così riacquistato la fisionomia originaria, quella che dovette colpire, nel 1507, il cancelliere Gerolamo Morone in visita al complesso, che disse di non aver mai visto in tutta la sua vita figure così realistiche e coinvolgenti.
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(n.14 del 02/04/2009)

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