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News
23 dicembre 2008
La rivista “SITI” propone un articolo sui Sacri Monti UNESCO
All’interno del numero di ott/dic della rivista ufficiale dell’Associazione Città e Siti italiani Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, è presente un articolo sui “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia”.

L’ultimo numero della rivista “SITI”, trimestrale dell’Associazione Città e Siti italiani Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, propone un articolo dedicato al sito UNESCO “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia”, che riportiamo integralmente.


“SITI”, anno quarto, numero quattro, ott/dic 2008, pp. 38-40

Arte e natura per un pellegrinaggio verso il cielo

Il Comitato per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, durante la ventisettesima sessione svoltasi a Parigi nel 2003, ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale il sito denominato “I Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia”. Il prestigioso riconoscimento attribuisce un valore universale a sette Sacri Monti del Piemonte (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo) e due della Lombardia (Ossuccio e Varese).

I Sacri Monti sono dei particolari complessi devozionali posti sul versante di una montagna, o sul crinale di una collina, con una serie di cappelle in cui sono rappresentate, con dipinti e sculture, scene della vita di Cristo, di Maria o dei santi. Per comprendere la loro origine occorre rifarsi ai luoghi santi del Nuovo Testamento, dove sin dal IV secolo cominciarono a svolgersi intensi pellegrinaggi sia per terra che per mare.

Nel medioevo il pellegrinaggio era un aspetto importante della religiosità e per la vita di ogni cristiano rappresentava un momento di adesione di particolare intensità. All’epoca, le grandi mete dei pellegrini erano tre: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. In seguito all’indebolimento dell’influenza occidentale in Oriente e al crescente predominio turco nei Balcani e nel Mediterraneo, nel corso del XV secolo il pellegrinaggio verso la Terra Santa perdette la connotazione di massa per diventare un’avventura molto costosa e rischiosa, tanto da restare appanaggio di pochi e ricchi avventurosi.

Fu allora che, per dare la possibilità a chi non poteva affrontare i disagi di un viaggio oneroso e avventuroso, e per mantenere pur sempre vivo il senso della peregrinatio, la Chiesa introdusse in Occidente le cosiddette pratiche sostitutive: in particolare il pellegrinaggio verso località o santuari più accessibili ma, in qualche misura, evocativi degli eventi evangelici. E fu allora che due frati francescani dell’Ordine dei Minori, Bernardino Caimi e Tommaso da Firenze, tornati dalla Terra Santa sul finire del Quattrocento, pensarono addirittura di replicare, con fedeltà definita topomimetica, i Luoghi Santi di Palestina. Nacquero così la Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia, in Piemonte, e la Nuova Gerusalemme di San Vivaldo a Montaione, in Toscana. I due complessi, detti gerosolimitani per la rispondenza topografica al modello reale di Gerusalemme, diedero vita ad un pellegrinaggio ideale in Terra Santa non rischioso o costoso, e quindi ripetibile.

Nel periodo che seguì il Concilio di Trento, a opera della Controriforma e di Carlo Bascapè, vescovo di Novara, e Federico Borromeo, arcivescovo di Milano, prese forma – nel territorio delle Alpi Nord-Occidentali – una serie di percorsi di devozione definiti Sacri Monti. È in quel momento che, abbandonati gli originari intendimenti della corrispondenza topografica propria della Nuova Gerusalemme di Varallo, si sostituì quella cronologico-narrativa. Sulla base di questi rinnovati obiettivi, venne modificato il primigenio insediamento di Varallo Sesia, e nacquero i Sacri Monti tardo-cinquecenteschi di Crea e di Orta. All’inizio del Seicento prese forma quello di Varese e nei decenni successivi quelli di Oropa, Ossuccio, Domodossola, Ghiffa e Belmonte.

Rispetto alla generalità di altri complessi devozionali cattolici, i Sacri Monti differiscono per una maggiore monumentalità, per l’utilizzo di un’architettura più articolata inglobata in contesti di pregio naturalistico, per la compresenza di dipinti e sculture, per la dimensione al naturale di quest’ultime, e per l’impiego di pittori e scultori di grandissimo valore che vi hanno lasciato veri e propri capolavori. Tra gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia vi sono alcuni maestri eccellenti quali Gaudenzio Ferrari, Antonio d’Enrico (detto Tanzio), Mauro e Giovanbattista della Rovere (i Fiamminghini), Giovanni e Nicola Wespin (i Tabacchetti) e Dionigi Bussola.

I sette Sacri Monti piemontesi sono inseriti nel sistema delle Aree protette della Regione Piemonte, che provvede alla loro conservazione storico-artistica e alla tutela dell’ambiente circostante. Mappe e documentazione in genere, percorsi-natura, sentieri segnalati, iniziative culturali fanno capo all’attività istituzionale dei vari parchi, quasi tutti con sede all’interno dei complessi devozionali.

Un ruolo fondamentale nella raccolta e divulgazione della documentazione inerente questi insiemi monumentali, l’attività di ricerca e lo sviluppo di attività editoriali, è svolto dal Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei, istituito nel 2005 dalla Regione Piemonte presso il Parco naturale del Sacro Monte di Crea. Il Centro di Documentazione ha al suo attivo decine di pubblicazioni e ha inoltre promosso mostre e convegni a carattere internazionale, che hanno visto la partecipazione di importanti studiosi della materia.

Nel 2004 la Regione Piemonte ha realizzato il portale dei Sacri Monti UNESCO www.sacrimonti.net. Il sito, aggiornato nel 2008, contiene tutti gli argomenti relativi a ciascun Sacro Monte (storia, collocazione geografica, manifestazioni, ecc.), senza trascurare gli aspetti di ricerca ed approfondimento legati a questi straordinari complessi monumentali.

Riccardo Volpi


Per informazioni:
http://www.sitiunesco.it/index.phtml?id=780

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