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News
21 ottobre 2005
MAESTRI DELLA SCULTURA IN LEGNO
nel Ducato degli Sforza

Milano
Prima del Concilio di Trento si può dire non ci fosse chiesa in Lombardia che non possedesse almeno una scultura lignea di una certa importanza: oltre ai Crocefissi si trovavano spesso monumentali gruppi raffiguranti il Compianto sul Cristo morto e grandi polittici a più scomparti (ancone). Con l’applicazione dei decreti del Concilio, particolarmente scrupolosa a Milano negli anni di San Carlo Borromeo, gran parte di quelle opere venne sostituita con altari e sculture in marmo e bronzo, più duraturi e soprattutto più consoni al nuovo gusto classicista e accademico che si era imposto nel corso del Cinquecento.
Nonostante queste perdite, ancora oggi il patrimonio di opere lignee del Rinascimento lombardo è consistente. La mostra “Maestri della Scultura in legno nel ducato degli Sforza”, in programma nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco dal 21 ottobre 2005 al 29 gennaio 2006, raccoglie per la prima volta una selezione di circa 80 opere tra le più importanti della scultura lignea realizzate in Lombardia tra Quattrocento e Cinquecento.
Grazie a prestiti accordati dai maggiori musei internazionali, dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private e da edifici di culto, la mostra è il risultato di una vasta campagna di studi e restauri e rappresenta un passo fondamentale nella rivalutazione della scultura in legno, che caratterizza la produzione artistica rinascimentale in una regione, la Lombardia, i cui confini si estendevano dal Piemonte occidentale fino all’Emilia settentrionale e dove la città di Milano, sede della corte ducale sforzesca, era centro aggregativo e propulsivo di fenomeni culturali e artistici.
Non dunque di scultura minore si trattava, ma di un ambito specifico e con sue proprie finalità che aveva tra i maggiori committenti dell’epoca gli stessi Sforza. Le sculture lignee erano apprezzate soprattutto per il forte naturalismo, in grado di coinvolgere emotivamente i fedeli e comunicare con immediatezza e quasi “dal vivo” il messaggio devozionale.
Il legno, che si presta più facilmente del marmo o della pietra ad essere dorato e dipinto, splendeva d’oro e di colori, spesso realizzati dai più famosi pittori dell’epoca, tra cui Foppa, Luini, Gaudenzio Ferrari, e anche Leonardo.
La superficie dorata doveva soprattutto costituire un elemento di attrazione e di sacralità per queste immagini: una sorta di oreficeria ingigantita, di prezioso scrigno, poiché sacro era il loro contenuto.
Ma oltre al fasto e allo scintillio, la scultura lignea assolveva ai compiti devozionali legati ad esempio ai riti della Settimana Santa: il Cristo morto, solitamente esposto al centro della chiesa, veniva portato in processione insieme alle figure dell’Addolorata durante i misteri pasquali. Ragione per la quale queste opere lignee sono state spesso rimosse e anche danneggiate e ridipinte, ma fortunatamente anche conservate e oggi riscoperte grazie ad accurati restauri, che tornano a far splendere i loro preziosi colori.
Colori, naturalmente, che in mostra saranno posti in risalto anche attraverso confronti con opere di diverso genere, quali pitture su tavola, smalti, oreficerie, ma anche motivi figurativi testimoniati da disegni e stampe confrontati con gli elaborati lignei per sottolineare l’importanza delle strette relazioni tra le arti del Rinascimento lombardo.
Il percorso espositivo, valorizzato da un allestimento di forte impatto scenografico, sarà articolato in quattro nuclei incentrati sulle grandi realizzazioni che videro convergere i maggiori artefici dell’epoca, tra cui i De Donati e i Del Maino: il Cantiere del Duomo di Milano; l’altare di Santa Maria del Monte sopra Varese; le grandi ancone per importanti luoghi di culto a Milano, Lodi, Pavia, Como, in Valtellina e in territorio ticinese negli anni Ottanta e Novanta del Quattrocento e infine i grandi complessi devozionali allestiti tra Piacenza, Pavia, Como, Varese, la Valtellina, all’inizio del Cinquecento.
La mostra, frutto di un importante lavoro di ricerca condotto da un Comitato scientifico presieduto da Giovanni Romano e costituito da Claudio Salsi, Marco Albertario, Raffaele Casciaro, Daniele Pescarmona e Francesca Tasso, è promossa dal Comune di Milano Settore Musei e Mostre - Civiche Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, in collaborazione con la Regione Lombardia - Culture, Identità e Autonomie della Lombardia.

Intorno alla mostra un ampio programma di iniziative culturali e didattiche pone il Castello Sforzesco al centro dell’interesse nel panorama culturale milanese di fine anno: itinerari guidati abbinati alle Raccolte del Castello, tra cui la Pinacoteca recentemente riaperta al pubblico con un nuovo percorso di visita, attività didattiche e di laboratorio in mostra per scuole e famiglie, concerti di musica antica andranno a comporre un ricco calendario di appuntamenti che avrà nelle sale del Castello una cornice unica e spettacolare.

sito: EXIBAR
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(n.14 del 02/04/2009)

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