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INDICE


I Sacri Monti nella penisola iberica
Il pellegrinaggio verso un luogo sacro - santuario, cattedrale o Sacro Monte - è uno dei fenomeni storici e sociologici comuni a quasi tutte le religioni. In difesa di questa esperienza spirituale e civilizzatrice, ogni cultura ha sviluppato tradizioni e cerimoniali specifici relazionati con il culto ad una devozione concreta. Il fascino per il sacro si materializza, nel caso specifico, in opere d'arte, architettura e paesaggistica, le cui tipologie e forme trovano un canale di diffusione privilegiato nel fecondo approccio tra culture presenti nella Penisola Iberica. La ricerca del sensoriale per spiegare il soprannaturale non toglie all'esperienza del pellegrinaggio al Sacro Monte la forza del suo valore simbolico. Il pellegrinare - secondo il concetto agostiniano - è metafora della vita terrena; camminare per il mondo sensibile prima di raggiungere la patria celeste verso la quale tende ogni credente. Ogni cammino di pellegrinaggio e ogni Sacro Monte, nella sua stretta espressione fisica, possiede un patrimonio storico-artistico intimamente legato al secolare flusso devozionale che lo ha visto nascere. La tradizione dei Sacri Monti e delle Viae Crucis che si realizzarono nell'Europa dell'Antico Regime parte dai modelli piemontesi fondati dai francescani a Varallo (1491), Crea (1589) e Orta (1590). Si convertirono tutti in centri di pellegrinaggio e di meditazione, luoghi in cui si riprodussero, con maggiore o minore successo e in diverse scale e contesti, i Luoghi Sacri di Gerusalemme e si ricrearono in scenografiche cappelle - con il contributo della scultura, della pittura e dell'architettura - gli episodi della Passione del Signore o la vita di San Francesco (Orta), come imitazione di quella di Cristo.
I Sacri Monti erano pervasi dalla spiritualità e sensibilità delle comunità francescane che li avevano ispirati e proponevano una ricostruzione nostalgica, ma vicina al popolo, dei Luoghi Sacri ai quali era difficile accedere alla fine del XV secolo, per i pericoli causati dall'eA?spansione turca in Palestina. Alla fine del XVI secolo, dopo il Concilio di Trento e il pellegrinaggio a Varallo di San Carlo Borromeo - arcivescovo di Milano in quel periodo -, si rafforzò la capacità catechizzatrice dei Sacri Monti, strumenti ideali per canalizzare il fervore collettivo e le pie manifestazioni della religiosità popolare. Questa tradizione raggiunse - sebbene in misura minore rispetto ad altre aree dell'Europa cattolica - i territori della Spagna e del Portogallo, due dei paesi che più contribuirono alla diffusione, per via artistica, della nuova religiosità emersa dai decreti dogmatici e dai decreti di riforma del Concilio di Trento. Una religiosità che, in buona misura, ispirò il vivido splendore di una liturgia e di un modo di intendere la spiritualità sempre più spettacolare e sensoriale.
In questo contesto, nel mondo ispanico e portoghese, la cultura religiosa del manierismo ed il barocco contribuì all'esaltazione del culto della Vergine e dei santi, producendo un notevole proliferare di immagini di devozione in templi parrocchiali, conventi, monasteri e cattedrali. E' necessario ricordare che in Spagna e in Portogallo la riproduzione della Passione di Gesù si realizza, soprattutto, per mezzo del teatro urbano offerto dalle processioni della Settimana Santa. D'altra parte, il culto mariano può contare su un'antica tradizione nella Penisola Iberica, per cui molti santuari dedicati alla Vergine Maria, situati in cima a luoghi elevati, durante i secoli XVII-XIX, poterono contare sui loro rispettivi cammini di accesso, sul rinforzo devozionale e penitenziale di cappelle nelle quali si rappresenta la Passione del Signore. Tali cappelle di semplice architettura, presentano al loro interno gruppi di sculture in pietra o in legno policromo che mostrano le scene più significative della Passione. E' forse necessario segnalare il carattere periferico dei complessi spagnoli. L'ubicazione dei Sacri Monti ispanici non si trova nelle vicinanze della corte madrilena, e neanchA?e presso i grandi centri episcopali - Toledo, Burgos, Salamanca o Siviglia - bensì in località di frontiera - nel caso di quelli galiziani - e periferiche, tanto al nord come al sud: Calvario de Lorca (Murcia), Abbazia del Sacromonte (Granada), Monte Calvario de Lumentza (Biscaglia, Paese Basco), Nuestra Señora de las Ermitas (O Bolo, Ourense) e Nuestra Señora de los Milagros de Monte Medo (Baños de Molgas, Ourense). In Portogallo invece, dove questa tipologia ebbe un maggior successo rispetto alla Spagna, si trovano distribuiti da nord a sud, nei pressi di alcuni centri parrocchiali significativi: Bom Jesus de Braga (Braga), Santo António dos Olivais (Coimbra), Nossa Senhora dos Remédios (Lamego), Santuario da Lapa (Lamego), Bom Jesus do Carvalhal (Bombarrat, Óbidos), Calvario do Senhor da Pedra (Óbidos), Bom Jesús de Arrábida (Lisboa). Per approfondire la questione dei Sacri Monti nel mondo iberico - e della protezione del suo patrimonio storico-artistico e culturale - è necessario definire le tipologie suscettibili di essere integrate nella rete europea di Calvari e Sacri Monti, al fine di realizzare un esauriente lavoro di inventario di elementi, immagini, architetture e ambienti appartenenti ad ognuno di essi. Spesso nelle liste dei Sacri Monti capita di dimenticare i santuari mariani ai quali, in epoca posteriore alla loro costruzione, furono aggiunti, lungo la strada che conduce al tempio, una Via Crucis o delle semplici cappelle con rilievi o sculture rappresentanti il ciclo della Passione. Con questi interventi si ideò e si creò un cammino simbolico, immerso nella natura, che sale in modo tortuoso e conduce al santuario. Allo stesso modo, esistono templi di patrocinio privato, come la Cappella Generale delle Anime (Santiago) - fondata dalla Confraternita Generale delle Anime, annessa al convento francescano di Compostela -, che vengono ingiustamente dimenticati, sebbene funzionino a livello iconologico come complessi devozionali che rientrano nello stesso concetto originale dei Sacri Monti piemontesi.
Una volta effettuato questo primo lavoro di studio e di catalogazione, la conservazione e la rivitalizzazione dei Sacri Monti iberici deve contare su un obiettivo di tipo multifunzionale. Da un lato, ogni progetto di restauro, valorizzazione e promozione del patrimonio storico-artistico del Sacro Monte deve contare su un piano di recupero del patrimonio -architettura, scultura, dipinti - integrandosi con un progetto di ospitalità orientato ad accogliere devoti e pellegrini. La creazione di queste infrastrutture - hotel, alberghi, ristoranti, ecc.- deve costituire una priorità sul piano della conservazione e della promozione, in base all'importanza di ogni centro e con il grado di promozione che si voglia proporre. In ogni caso, bisogna prendere in esame la possibilità che questi servizi possano essere installati in edifici storici adiacenti, vincolati o meno al Sacro Monte, ma abilitati a tale scopo. Questo rispettoso lavoro di recupero deve essere esemplare sotto molti aspetti - dal punto di vista della valorizzazione del patrimonio e da quello puramente tecnico, di stretto riuso architettonico - e deve raggiungere due obiettivi: migliorare le strutture di accoglienza di ogni Sacro Monte e fissare le regole sul restauro del patrimonio del medesimo che si dovranno applicare in futuro per questo genere di edifici. Il rispetto della tradizione, nel suo contesto architettonico e storico e nel suo ambiente, non deve costituire un ostacolo che complichi la funzionalità di un intervento. Infine, anche se gli sforzi di questi piani di recupero devono essere concepiti nell'ambito di due paesi diversi con legislazioni diverse, il patrimonio storico-artistico e l'eredità spirituale dei Sacri Monti iberici appartengono ad una stessa sensibilità religiosa e culturale. Una sensibilità alla quale non sono estranei neanche gli altri paesi dell'Unione Europea. E' per questo che, una volta ultimata la catalogazione dei Sacri Monti e dei Calvari europei, è necessario stabilire delle regole comuni per intervenire nel restauro, riuso, valorizzazione e promozione di questi complessi devozionali e cerimoniali, che costituiscono di per sé stessi una ricchezza culturale di grande valore.

Francisco Singul Lorenzo
Regione Galizia, Santiago de Compostela


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