La pratica del pellegrinaggio ai luoghi santi è comune a tutte le grandi religioni, pur presentando, in ciascuna di esse, tratti e caratteristiche peculiari.
Questo importante fenomeno religioso e sociale trova la sua origine nella ricerca di un contatto più intenso e più diretto col divino, o con il sacro, del quale la persona pia desidera fare esperienza, indottovi dalle più diverse motivazioni: il pellegrinaggio, infatti, può essere compiuto con un fine spirituale, oppure anche per adempiere un dovere, o rispettare un voto, per ottenere benefici materiali, liberamente, senza un preciso vincolo temporale, oppure anche in speciali occasioni: in quest’ultimo caso esso comporta talvolta lo spostamento di vere e proprie masse di persone, assumendo un forte rilievo non solo sociale, ma anche politico ed economico.
La meta del pellegrinaggio è di solito un luogo nel quale, secondo la tradizione, si verificò una speciale manifestazione del divino, con o senza la presenza di un tempio, o di un santuario, o di una serie di edifici sacri capaci di conservare e trasmettere la memoria di quella ierofania. In alcune culture il pellegrino indossa un abito speciale e osserva precise regole di dieta e comportamento durante l’intero pellegrinaggio, mentre in altre questa pratica tende ad assumere le caratteristiche di una sorta di turismo a sfondo religioso.
A causa sia delle possibili convergenze, sia - e soprattutto - delle osservabili diversità, è parso opportuno avviare un confronto, in spirito dialogico, fra realtà culturali e religiose distanti fra loro sia nello spazio, sia nel tempo: anche la prospettiva diacronica, infatti, appare importante, poiché consente di rintracciare le origini di questa pratica nelle civiltà più antiche del mondo.
|